Consenso informato · Psicoterapeuta
Consenso informato per l'Acceptance and Commitment Therapy (ACT)
L'Acceptance and Commitment Therapy (ACT) è un approccio di terza generazione della CBT: invece di combattere pensieri ed emozioni sgradevoli, insegna ad accoglierli e a orientare l'azione verso i propri valori, attraverso i sei processi dell'hexaflex. È generalmente ben tollerata, ma il consenso deve chiarire che accettare emozioni a lungo evitate e confrontarsi con i propri valori può, all'inizio, aumentare il contatto con vissuti dolorosi.
Quadro normativo in breve
L'attività psicoterapeutica è disciplinata dall'art. 3 della L. 18 febbraio 1989, n. 56: non è una professione autonoma ma una specializzazione che si aggiunge alla professione di Psicologo o di Medico, subordinata a una formazione almeno quadriennale presso scuole riconosciute dal MUR e annotata nell'albo di origine. Il consenso informato è acquisito ai sensi della Legge 219/2017 e il trattamento dei dati segue il GDPR (art. 9) e il segreto professionale.
Cos'è: Acceptance and Commitment Therapy (ACT)
L'Acceptance and Commitment Therapy (ACT), sviluppata da Steven Hayes e collaboratori, è un approccio di terza generazione della CBT fondato sulla Relational Frame Theory. Il modello dell'hexaflex mira a incrementare la flessibilità psicologica attraverso sei processi interconnessi: accettazione, defusione cognitiva, contatto con il momento presente, sé come contesto, chiarimento dei valori, azione impegnata. La durata tipica è 8-16 sedute, con protocolli brevi (4-8 sedute) validati per dolore cronico e stress. Le evidenze: A-Tjak et al. (2015) documentano efficacia con d = 0,57 vs controlli attivi e d = 0,82 vs lista d'attesa; Gloster et al. (2020) confermano ACT come trattamento empiricamente supportato; Hayes et al. (2006) riportano effetti medi d = 0,66; Öst (2014) evidenzia effetti più modesti ma significativi in una meta-analisi critica. Indicazioni prioritarie: depressione, disturbi d'ansia, dolore cronico (APA/Division 12 supporto "strong"), stress lavoro-correlato, disturbi alimentari, adattamento a patologie croniche e oncologiche.
Rischi documentati
Generalmente ben tollerata, dropout medio 15-20% (A-Tjak et al., 2015). Possibili effetti avversi: aumento transitorio del contatto emotivo con vissuti dolorosi precedentemente evitati (componente dell'accettazione esperienziale); senso di disorientamento durante gli esercizi di defusione cognitiva e del "sé osservante"; temporanea destabilizzazione identitaria nel confronto con i valori personali, che può evidenziare discrepanze dolorose con la vita attuale. Esercizi esperienziali e metafore possono suscitare ansia o tristezza intense (Pielech et al., 2017). In pazienti con bassa capacità di mentalizzazione, gli esercizi di defusione possono generare confusione. Non si segnalano eventi avversi gravi in letteratura.
Non sono segnalati eventi avversi gravi in letteratura, ma gli esercizi esperienziali possono aumentare il contatto con emozioni dolorose prima evitate, e il confronto con i valori può evidenziare discrepanze dolorose con la vita attuale; la defusione cognitiva può generare disorientamento in chi ha bassa capacità di mentalizzazione.
Controindicazioni
Cautela in presenza di disturbi psicotici in fase attiva (gli esercizi di defusione possono amplificare esperienze di alterata realtà), grave disregolazione emotiva acuta senza previa stabilizzazione, disturbi dissociativi severi, deterioramento cognitivo significativo che compromette la comprensione di metafore ed esercizi esperienziali. In pazienti con rischio suicidario acuto richiede integrazione con interventi di crisi. Non indicata come primo intervento in presenza di abuso di sostanze attivo non trattato.
Cosa fare prima e dopo il trattamento
Prima: riflettere sulle aree di vita significative (valori) e sulle situazioni in cui si è sperimentato evitamento esperienziale; portare il diario dei valori e delle azioni impegnate se prescritto. Evitare sostanze psicoattive nelle ore precedenti per mantenere piena capacità esperienziale. Dopo: aspettarsi possibile affaticamento emotivo, maggiore consapevolezza di emozioni precedentemente evitate, talvolta tristezza legata al contatto con valori non vissuti; praticare quotidianamente 5-10 minuti di mindfulness e gli esercizi di defusione concordati; evitare di giudicare o sopprimere le emozioni emergenti. Attenzione: contattare il terapeuta in caso di ideazione suicidaria attiva, fenomeni dissociativi intensi, crisi d'ansia acuta non gestibile, o se il contatto con i valori genera una crisi esistenziale marcata.
Cosa deve contenere il consenso informato
- Descrizione dell'obiettivo: aumentare la flessibilità psicologica, non eliminare i sintomi
- Presentazione dei processi dell'hexaflex (accettazione, defusione, contatto col presente, sé come contesto, valori, azione impegnata)
- Avvertenza sul possibile aumento del contatto con emozioni evitate e sul disorientamento negli esercizi di defusione
- Chiarimento che il confronto con i valori può fare emergere discrepanze dolorose con la vita attuale
- Cautele in psicosi attiva, disregolazione emotiva acuta, disturbi dissociativi severi, deterioramento cognitivo
- Pratica quotidiana di mindfulness e defusione concordata tra le sedute
- Contatti in caso di ideazione suicidaria, fenomeni dissociativi o crisi esistenziale marcata
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Domande frequenti
In che cosa l'ACT è diversa dalla CBT classica?
Mentre la CBT tradizionale punta a modificare i pensieri disfunzionali, l'ACT lavora sulla relazione con essi: l'accettazione e la defusione cognitiva riducono l'impatto dei contenuti mentali senza volerli cambiare, mentre il chiarimento dei valori guida l'azione impegnata. È un approccio di terza generazione fondato sulla Relational Frame Theory e organizzato intorno al modello dell'hexaflex.
L'ACT ha effetti collaterali?
È generalmente ben tollerata e non risultano eventi avversi gravi in letteratura; possono però comparire affaticamento emotivo, una maggiore consapevolezza di emozioni prima evitate, disorientamento durante gli esercizi di defusione e del sé osservante e, talvolta, tristezza legata al contatto con valori non vissuti. Il dropout medio è del 15-20%.
Per quali problemi è particolarmente indicata?
Depressione, disturbi d'ansia, dolore cronico (con un supporto empirico forte), stress lavoro-correlato, disturbi alimentari e adattamento a patologie croniche e oncologiche. Per il dolore cronico e lo stress esistono protocolli brevi, anche di 4-8 sedute, oltre alla durata tipica di 8-16 incontri.
Quando è meglio non iniziare con l'ACT?
Richiede cautela in disturbi psicotici in fase attiva, dove gli esercizi di defusione possono amplificare esperienze di alterata realtà, in una grave disregolazione emotiva acuta senza previa stabilizzazione, nei disturbi dissociativi severi e in un deterioramento cognitivo che comprometta la comprensione di metafore ed esercizi. Nel rischio suicidario acuto va integrata con interventi di crisi.
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Contenuti verificati al 2026-08-04. Fonti: Libreria consensi ConsensoSicuro — Psicoterapia (contenuti clinici validati) · Legge 22 dicembre 2017, n. 219 — consenso informato · L. 18 febbraio 1989, n. 56, art. 3 — esercizio dell'attività psicoterapeutica